A cosa serve la pubblica istruzione?

14 anni dopo, questo video mantiene ancora tutta la sua originalità. I numeri non sono per sé significativi di grandi contenuti, ma 64 milioni di visualizzazioni fanno di questo TED, “il” TED sull’educazione. E le domande che solleva sono provocazioni che possono aiutare a riflettere sulla scuola e l’educazione dei prossimi quindici anni.

Consiglio anche uno sguardo agli interventi successivi dello stesso Ken Robinson:

E anche Bring on the learning revolution

Di seguito un assaggio del primo video:

Ogni sistema di istruzione ha la stessa gerarchia di materie. Ognuno. Non importa dove vai. Credi che sia diverso, ma non lo è. In cima ci sono le scienze matematiche e le lingue, poi le discipline umanistiche e in fondo l’arte. Ovunque nel mondo. E, più o meno, anche all’interno di ogni sistema. Esiste una gerarchia nelle arti. L’arte e la musica occupano una posizione più alta nelle scuole rispetto a recitazione e danza. Non esiste sistema educativo sul pianeta che insegni danza ai bambini ogni giorno, così come insegniamo la matematica. Perché? Perché no? Credo che sia importante. Credo che la matematica sia molto importante, ma altrettanto la danza. I bambini ballano tutto il tempo se possono, noi tutti lo facciamo. Abbiamo tutti un corpo, o no? Mi sono perso qualcosa? (Risate) In verità, ciò che succede è che, quando i bambini crescono, noi iniziamo a educarli progressivamente dalla pancia in su. E poi ci focalizziamo sulle loro teste.

Se tu visitassi il sistema educativo da alieno e ti chiedessi “A che serve la pubblica istruzione?” credo che dovresti concludere – vedendo il risultato, chi ha successo in questo sistema, chi fa tutto quel che deve, chi viene onorato, chi sono i vincitori – credo che dovresti concludere che lo scopo dell’istruzione pubblica in tutto il mondo sia quello di produrre professori universitari.

Il nostro sistema educativo è basato sull’idea di abilità accademiche. E c’è una ragione. Tutto il sistema è stato inventato – in tutto il mondo non c’erano scuole pubbliche prima del XIX secolo. Furono create per venire incontro ai fabbisogni industriali. Quindi la gerarchia è fondata su due idee. Numero uno: che le discipline più utili per il lavoro sono in cima. Voi probabilmente siete stati benignamente allontanati da cose che vi piacevano da bambini a scuola, sulla base che non avreste mai trovato un lavoro facendo quello, no? Non fare musica, non diventerai un musicista; non fare arte, non sarai un artista. Avvisi benevoli – ma ora profondamente sbagliati. Il mondo intero è in subbuglio. E, punto secondo, è l’abilità accademica che oggi domina la nostra idea d’intelligenza, perché le università hanno creato il sistema a loro immagine. Se ci pensate, tutto il sistema della pubblica istruzione, in tutto il mondo, si concentra sull’ammissione all’università. E la conseguenza è che tante persone di talento, persone brillanti, creative, credono di non esserlo. Perché alla cosa per la quale erano bravi a scuola non le si dava valore, o era perfino stigmatizzata. E credo che non ci possiamo permettere di andare avanti così.

Nei prossimi 30 anni [ad oggi ormai 15], secondo l’UNESCO, si laureeranno più persone al mondo di tutte quelle che si sono laureate dall’inizio della storia. Più persone, ed è la combinazione di tutte le cose delle quali abbiamo parlato, la tecnologia e il suo effetto di cambiamento sul lavoro e la demografia e il grande incremento della popolazione. Ad un tratto i titoli di studio non valgono nulla, non è vero? Quando ero studente, se avevi una laurea avevi un lavoro. Se non avevi un lavoro era perché non ne volevi uno. E io, francamente, non ne volevo uno. (Risate) Ma oggi giovani con una laurea in tasca spesso sono a casa a giocare con i videogame, perché ti serve la laurea specialistica dove prima ti serviva quella normale e adesso ti serve il PhD per l’altra. È un processo di inflazione accademica. E ci indica che tutta la struttura educativa si sta spostando sotto i nostri piedi. Dobbiamo ripensare radicalmente la nostra idea di intelligenza.

Quando tutto questo finirà

Chiuso fra cose mortali

(Anche il cielo stellato finirà)

Perché bramo Dio?

– G. Ungaretti

C’è una sottile linea rossa che unisce Ungaretti e Anastasio. L’abbiamo scoperto durante l’ultima jam session. Una preghiera, poche parole appena abbozzate, domande a Dio silenziose e profondissime.

Non male per dei filosofi-liceali.

oh Dio delle acque
purifica i nostri cuori
il tuo mare annegato di sale rigurgita plastiche multicolore
oh Dio della notte ridacci le stelle, spegni le luci della città
spegni i lampioni, le case, le insegni ed i cartelloni di pubblicità

Quando tutto questo finirà
nessuno si ricorderà il mio nome
quando tutto questo finirà
nessuno si ricorderà il mio nome

– Anastasio

Non mollare!

Uno studente mi ha confidato una volta che durante l’ultima sessione d’esame ha guardato questo video ogni mattina appena sveglio per “caricarsi per lo studio”.
Marco Montemagno non direbbe mai di se stesso di essere un motivatore, ma tant’è… è un video che mi capita spesso di usare durante le presentazioni parlando di habits, perseveranza, grit… e un gruppo di liceali mi ha addirittura promesso una volta di registrarne una versione remixata. Sono ancora in attesa di ascoltarla su youtube, ma intanto, consiglio a tutti l’originale, dai 12 anni in su.

Jam session

Ieri abbiamo iniziato le “jam sessions” culturali con un gruppo di liceali-filosofi. L’idea è che ognuno porti un pezzo, sia una poesia, un’opera d’arte, una canzone, la scena di un film, la pagina di un romanzo o di un fumetto: denominatore comune un messaggio di verità e bellezza, un senso che questo frammento di cultura ha consegnato a chi lo propone. Per condividerlo e generare anche negli altri contemplatori-filosofi nuovi spunti. Creatività e domande virali.

Ed è stato subito così, già con il primo test.
Abbiamo iniziato con i Muse, Thought Contagion (testo e traduzione) e il loro video delirante anni 80. Ci ha parlato di politica, di pensiero dominante, di contagio, mainstream e di ribellione. Non male come opening.

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E abbiamo chiuso con un grande classico, Who wants to live forever (testo e traduzione). Citazioni sparse appuntate da un (ex-)fan dei Queen mentre guardavamo il video (liturgico al punto giusto):

What is this thing that builds our dreams
Yet slips away from us?

Who dares to love forever?

Who waits forever, anyway?

E se le riposte che cercano i filosofi-sedicenni sono queste, abbiamo fatto centro.
Jam session da ripetere!

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Come si cambia il mondo?

Le cose piccole fanno la differenza. Anche quando sei impegnato in missioni da cui dipende davvero qualcosa di grande. E se vuoi cambiare il mondo, inizia da qui: metti in ordine qualcosa ogni giorno. Ogni giorno. Ogni giorno… sì, anche oggi.

È la storia che racconta l’ammiraglio William H. McRaven in questo video che da anni fa il giro del mondo. Un consiglio semplice e potente, per adolescenti, bambini, mamme, papà, sognatori e umani in generale.

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